E. TERENZI
dal 1960

Macchine raccolta olive realizzate in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze “Dipartimento di Economia, Ingegneria, Scienze e Tecnologie Agrarie”

 

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Come mettere a reddito un oliveto

 

Come mettere a reddito un oliveto

“Avevo appena 16 anni e già facevo indiavolare gli agricoltori più anziani quando con una lunga canna indicavo a tutti dove effettuare i tagli giusti sulle piante di olivo da potare. Con me c'erano i professori Bruschi e Grifoni dell'Università degli Studi di Firenze impegnati in una serie di analisi e di osservazioni sul campo. Loro si fidavano di me e i risultati che ottennero sono ancora oggi - a distanza di oltre 60 anni - oggetto di approfondimento e di applicazione pratica da parte di aziende sempre più numerose, con ottimi risultati”.

Emilio Terenzi, imprenditore e soprattutto “innovatore” per vocazione, ha dedicato una vita intera alla ricerca di nuove soluzioni sia nel settore dell'elettromeccanica che in ambito agricolo, molte delle quali certificate a livello scientifico e sperimentate con successo da molte aziende. Ora, da appassionato prima che da esperto, affida qualche segreto a chi ha deciso di mettere a reddito un oliveto, grande o piccolo che sia, indipendentemente dall'ubicazione e dalle zone climatiche.

L'aratura
Può apparire piacevole passeggiare tra le piante sopra un bel pratino verde, ma è esattamente ciò che non si può e non si deve fare se l'obiettivo è appunto quello di produrre olio di frantoio. Arare i terreni a fine inverno, indicativamente dal 1° febbraio al 31 marzo, consente infatti di
seppellire ogni tipo di larve di insetti che sappiamo essere pericolosissimi per il benessere della pianta, in primis quelle della temutissima mosca olearia. Il comportamento del parassita sui vari tipi di terreno è stato a lungo analizzato da un team di esperti della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura, proprio in collaborazione con Emilio Terenzi, per giungere alla conclusione che l'aratura consente di abbattere quasi in maniera radicale l'aggressione dell'insetto alle piante. Inoltre con questa operazione il terreno potrà respirare e le concimazioni che si andranno ad effettuare riusciranno a penetrare in profondità anziché alimentare l'erba o ancor peggio gli sfalci o i residui della trinciatura. I capillari delle radici dell'olivo vanno a cercare il nutrimento verso la superficie: se questa è troppo compatta, il sole rovente dell'estate li brucerà con la conseguenza di veder cadere le olive ai primi di settembre. Riuscendo invece l'acqua e le concimazioni a penetrare bene tra le zolle, i capillari stessi saranno ben felici di restare almeno dieci centimetri sotto il piano di campagna senza essere danneggiati. Nessuna difficoltà per i nostri spostamenti in quanto ci saranno otto mesi di tempo per ricompattare il terreno in vista della raccolta autunnale.

La potatura
E' questa l'operazione più difficile, ma di estrema importanza. Se dobbiamo indicare le date, diciamo che va effettuata dal 10 marzo al 20 aprile, ma dipende molto dalle zone. Ci sono diverse tecniche ma consigliamo alcune regole dalle quali non si può prescindere senza dover correre il rischio - e purtroppo accade sempre più spesso – di vedere piante buone per produrre legna da ardere piuttosto che olive. Una volta osservata bene la pianta e valutate le sue potenzialità, si può procedere con alcune semplici operazioni. Se ci sono poche frasche produttive significa che la potatura non è stata fatta da molto tempo o che non è stata praticata correttamente. Vedremo quindi il proliferare di
polloni “maschi” (si indirizzano dritti verso l'alto e sono generalmente di colore più scuro) che vanno senz'altro eliminati per lasciare solo “femmine”, la parte della frasca protesa verso il basso dove vedremo un anno le gemme e quello successivo il frutto. In ogni caso tutta la frasca dovrebbe essere vicino alla branca per facilitare la raccolta e per non lasciare troppe parti legnose che prendono inutilmente linfa. Sarà inoltre utile alleggerire la parte alta. Al termine dell'operazione di potatura la pianta si dovrà presentare con un diametro della chioma non superiore ai 4/5 metri, un apparato produttivo non inferiore ai 2/3 metri e una forma di allevamento distribuita su tre, al massimo quattro branche, il più possibile dritte e senza troppe deviazioni in quanto alla pianta necessita aria. Ciò faciliterà la raccolta, le potature successive e migliorerà la qualità stessa delle olive. Per procedere alla raccolta meccanizzata con i sistemi innovativi che andremo a descrivere, sarà infine utile lasciare una piccola finestra priva di vegetazione su una delle branche per la presa della pinza, calcolando circa tre metri di altezza da terra. In questo modo il braccio del mezzo che si andrà a utilizzare (ad esempio un mini-escavatore) si muoverà in alto con un margine sufficiente di sicurezza senza intralciare o danneggiare i tubi del vibratore, mentre i tempi di raccolta (circa due minuti per pianta) potranno essere tranquillamente rispettati.

La raccolta
La macchina realizzata da Emilio Terenzi e denominata AT2C/O è frutto di una lunga e stretta collaborazione con il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Scienze e Tecnologie Agrarie dell'Università degli Studi di Firenze. Può essere montata sul braccio di qualsiasi mezzo meccanico e, come spiegato sopra, la raccolta avviene in massima sicurezza per gli operatori, senza la necessità di effettuare successivamente altri trattamenti alle piante. In pratica la macchina, una volta afferrata la branca, scatena una vibrazione di pochi secondi con un movimento circolare che non danneggia le radici dell'olivo e fa cadere le olive in maniera perpendicolare dentro l'ombrello capovolto che avvolge perfettamente il tronco. La pinza è dotata di tamponi di gomma che non scortecciano la pianta e non infliggono alcuna ferita alle frasche, al contrario di molti “agevolatori” di tipo elettrico o pneumatico che “graffiano”, favorendo spesso lo sviluppo di malattie quali la “rogna” (o tubercolosi dell'olivo) a causa del batterio “pseudomonas savastanoi” che penetra appunto nella ferita provocata da tali strumenti di lavoro. Senza parlare di recenti ricerche a livello accademico e assicurativo che non hanno purtroppo riscontrato nei tradizionali “abbacchiatori” sufficienti livelli di sicurezza per impedire la diffusione della cosiddetta “sindrome mano-braccio” negli operatori impegnati. Ma sono numerosi gli altri vantaggi che si ottengono con l'utilizzo della macchina AT2C/O. Come precedentemente descritto nel capitolo della potatura si potrà ad esempio strutturare la pianta con un apparato produttivo più ampio e immaginare di poter addirittura raddoppiare la produzione. Riducendo inoltre i giorni di lavoro sarà possibile programmare il periodo di raccolta dai primi di novembre a metà dicembre, e comunque quando le olive saranno giunte alla perfetta maturazione con la conseguenza di una maggior resa e di una migliore qualità dell'olio. Con tale metodo si è calcolato un risparmio di oltre il 70 per cento, oltre alla riduzione delle spese di frangitura.

 

 

IL CASTIGLIONCHIO DI EMILIO TERENZI & C. S.A.S. – Via Castiglionchio, 2 50067 Rignano Sull’Arno (FI) – URL: www.macchinaraccoltaolive.it
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